fai un’invenzione

mi piace emoticon ASCII Facebook

Ieri era mercoledì e lo so bene che non sarebbe il giorno più indicato per creare o iniziare qualcosa: il lunedì si sfrutta la spinta propulsiva dei buoni propositi domenicali, e il martedì c’è ancora la scia. Ma il mercoledì ci starebbe una pausa, prima di affrontare la maturità della settimana il giovedì e la degna conclusione con rush finale venerdì e sabato. Insomma il mercoledí é quella terra di mezzo in cui é più facile stare che fare; aspettare piuttosto che partire.

Però spontanea é nata l’idea di *inventare* qualcosa; era molto ambizioso il solo pensarlo, avendo poi come scadenza lo stesso giorno, ma tant’è. Né sapevo cosa avrei inventato ma, mi sono detto, se *me lo sento* succederà, per cui posso rilassarmi e far scorrere il tempo. Insomma avevo tanta fiducia, d’altra parte la sensazione era netta: non potevo sbagliarmi. Ero quasi euforico, perché sono quelle giornate che non capitano spesso ed ho fatto fatica a far finta di niente mentre la giornata scivolava via.

Verso sera scatta una riflessione sugli albori di internet ed in particolare dei messaggi di posta elettronica o email che dir si voglia. Di quando erano solo testo, non HTML o immagini, e gli allegati che non erano codificati per bene dai server in cui transitavano, partivano giovani e belli ed arrivavano spesso illeggibili. E le prime emoticons? che davano una nuova vita a caratteri poco usati per comporre capolavori come @}-,-‘-,-‘- questa rosa. Il paragone con Facebook e le sue ultime faccine in formato gigante, gli stickers, é breve; allora mi sono chiesto come sarebbe stato il [mi piace] in caratteri ASCII. In quel momento ho capito che quella sarebbe stata la mia invenzione, e in un momento, battendo due tasti, si é materializzata sul monitor. L’attesa era finita.

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parole, per una volta senza fatti

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Le parole mi hanno sempre affascinato fin da piccolo. Imparare a leggere è stata una delle più grandi conquiste. Passare dal guardare le figure in topolino a seguirne la storia; ma vuoi mettere! Per questo ho sempre letto tanto tanto tanto. A quel tempo libri e libri, poi riviste e poi web ecc ecc. Insomma di parole ne ho macinate, e mi piace collezionarle ed usarle un po’ tutte, non sempre ma ogni tanto. Per questo, circostanza, andirivieni, ingarbuglia, faccenda, non prendono la polvere sullo scaffale; bello pronunciarle e sentirne il suono, o addirittura trasformarlo in colore, come faceva Simone in Almost Blue. In alcune occasioni ci sono parole con una tonalità così particolare, tanto da evocare profumi, anche se non ne fanno riferimento; un esempio che mi suona profumato è accademia oppure cornicione. Insomma una bella lotta, e per fortuna che la lingua italiana per questo aspetto è davvero superlativa, tante sono le possibilità: affinché, opinabile, pleonastico, segaligno, efelidi, ossimoro, solo per ricordarne alcune. Come in ogni collezione, c’è il pezzo pregiato, il preferito, il numero uno insomma. Senza un motivo particolare, o almeno senza che possa spiegare un perché, la mia parola preferita a tutt’oggi è ghignoso. Mi strappa sempre un sorriso.

tu che ne sai…

Viarizzoli hero

 

A quanto pare sanno che uso Macintosh *da sempre* e se prima ero, a seconda del contesto un nerd, uno contro, un radical chic, un nostalgico, un romantico, un idealista (?), adesso che la pronuncia corretta di apple è sulla bocca di tutti, ecco, adesso sono un *esperto*.

Succede che mentre si chiacchiera mi chiedano notizie o conferme alle notizie circa l’uscita di un nuovo iphone (soprattutto) poi iPad eccetera. Giorni fa avevo letto nel futuro, ma in realtà era in rete, che si potevano già ordinare i nuovi iPhone 5s per averli in consegna per questi giorni; così l’ho ripetuto e la mia fama pare essere cresciuta. Con l’avvicinarsi dell’evento di qualche ora fa, si sono intensificate le domande e mi hanno chiesto addirittura le previsioni. Ovviamente ho riportato tutto quello che si poteva leggere dovunque, quindi nuovo iPad, anche il mini e nuovo OS X, ma questo è più da nostalgici a quanto pare. Il nuovo popolo Apple, quello per cui sono un esperto, è stato contagiato da iPhone, inutile negarlo, ed a seguire da iPad.

Alcuni opinionisti, sostengono che questo nuovo iPad, così potente sarà quello che segnerà l’inizio della fine dell’ era personal computer così come l’abbiamo intesa finora. E quindi i tablet al posto dei pc. O meglio iPad al posto dei PC, che i Macintosh continuano a venderli.

Mi fa sorridere ripensare a quando “tanto la Apple sta per chiudere”.

Il social e l’apprendimento

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L’apprendimento consiste nell’acquisizione o nella modifica di conoscenze (nuove o già esistenti), comportamenti, abilità, valori o preferenze e può riguardare la sintesi di diversi tipi di informazione. (da wikipedia)

Ogni tanto mi imbatto in alcuni problemi ricorrenti ed arriva il momento in cui penso, o prendo coscienza, che il computer potrebbe risolverli. Allora inizio a cercare in rete; all’inizio la ricerca è grossolana poi, mano a mano che procedo si affina, ed arrivo alle possibili soluzioni. Di solito c’è un software, anzi più di uno adatti allo scopo e dopo inizia la fase di testing. Quale sarà più adatto a quel che cerco? Per questo la rete e la condivisione della conoscenza è impagabile; permette di risparmiare tempo, sfruttando l’esperienza già percorsa da altri prima di noi.

Nel caso specifico cercavo un modo per tenere in ordine gli F24, ovvero i moduli con cui si pagano le imposte, che prima il commercialista ti invia, poi si pagano tramite home banking e, dopo qualche giorno, si carica la quietanza e la si spedisce al commercialista. In queste quattro tappe, ci si può dimenticare qualche passaggio, di solito dopo aver pagato non ci penso più. Almeno una volta all’anno, si fa la conta e dopo sì, perdo un mare di tempo a ricercarle una per una e spuntare quelle che si e quelle che invece no. Così mi sono deciso a risolvere il problema.

La faccio corta: ho trovato moltissimi software per gestire immagini o documenti. A me interessava che si potesse vedere l’anteprima del documento e la possibilità di usare i tag per trovarli poi con facilità. Ne cito solo due. Il primo perché oltre a funzionare bene è pure gratuito: Evernote. Il secondo si chiama Yep e costa 20 euro e per il mio scopo l’ho preferito.

Ancora una volta, grazie Internet.

v 2.0

2013 MG 0600

 

**Se consideriamo** un figlio la nostra versione 2.0 c’è da chiedersi quando soppianterà la precedente. Siccome non si tratta di software, la faccenda si ingarbuglia. Ma torniamo a me 😉 È da un po’ che mi chiedo quando le mie figlie mi *sorpasseranno*, e penso soprattutto a Lisa, più grande, ora quindicenne. Mi dicevo che tra la mia generazione e la loro, non c’è quel divario invece che si è creato ad esempio tra noi degli anni 60 ed i nostri genitori. Uscivano dalla guerra e magari non avevano finito le scuole, oppure era già raro un diploma superiore. Di conseguenza, ci siamo trovati ad affrontare esperienze nuove, senza che i genitori l’avessero già vissuta e quindi senza un’esperienza familiare, già dopo pochi anni.

“Per me/noi non sarà così”. Mi dicevo anche che, curioso come sono, l’aver avuto da subito la passione per l’informatica nelle varie declinazioni, mi permetta di essere ancora un passo avanti come tecnica, ma perdo quanto a modo d’uso. I gggiovani, usano la tecnologia in modo diverso da chi invece ne è stato un pioniere: sono o non sono i nativi digitali? Pensavo di avere ancora anni di un qualche vantaggio, datomi appunto dall’esperienza scolastica, o insomma di vita ecc ecc.

Mi sbagliavo. Lisa è negli USA per tre settimane: vacanza studio ed alloggia in una famiglia. Di per sè niente di così sconvolgente; oggi è abbastanza comune andare all’estero per periodi più o meno bevi, anche a dieci anni! Eppure, questa nuova avventura ha scavato un solco che io non posso oltrepassare. Non sono mai andato a studiare all’estero: sono arrivato a Vinci (FI) per il corso di ottico, non certo a Milford, CT.

Insomma, ci sono voluti solo 15 anni perchè mi sentissi, di colpo *vecchio*. La sensazione, canaglia!, mi ha colto impreparato: non me l’aspettavo, e quando ho realizzato l’arbitro aveva già fischiato il KO tecnico.

Lisa, polpetta, me l’hai fatta sotto il naso!

viaggiatori

Quando si viaggia si perdono i soliti automatismi che siano il casa/lavoro oppure il martedì al circolo fotografico, insomma ci siamo capìti. Se da una parte questo destabilizza, e può creare qualche apprensione perché siamo sempre bestioline, dall’altro é innegabile che forzi comportamenti e situazioni, appunto non quotidiane. Se poi si é in un paese straniero la questione diventa molto stimolante.

Il primo segno di diversa cultura é la cucina. Per noi é assodata la triade primo-secondo-contorno-frutta, così davanti ad un monopiatto non sappiamo bene come regolarci. Per non parlare della colazione negli alberghi. Inutile scriverne per chi é cresciuto a pasta&cappuccio: la pancetta, le uova ed i loro amici non sono contemplati. Però… peró al di lá della nutrizione corretta, secondo me vale la pena di provare. Così da partecipare ad una routine diversa dalla nostra. Se vogliamo capirci meglio tra noi, dobbiamo anche condividere piuttosto che convincere. Mi ha sempre interessato vedere la gente a tavola, se potessi li fotograferei tanto mi incuriosiscono, o meglio mi affascinano. A tavola così come in pochi altri gesti spontanei, ecco lí siamo molto naturali.

Viaggiare da viaggiatori, con la voglia scoprire e conoscere per imparare la meraviglia del genere umano fa senz’altro bene. Dovrebbe essere prescritto come una medicina, per farci cambiare i soliti pensieri con qualcosa di diverso e rinfrescare un po’ il cervello. Altrimenti si mettono troppe radici e non siamo certo alberi.

Per fortuna però che certe cose, invece, si ritrovano e ci fanno sentire più a casa.

la composizione

La composizione,di per sé non é né facile né difficile. Oppure no, é anche difficile. Certo la regola dei terzi, insieme a poche altre, aiutano, almeno all’inizio per dare ordine alla scena, ed evitare gli errori più comuni. Però poi… pur avendola studiata, pur avendo guardato molte foto di quelli bravi, non lo so, ma quando guardo nel mirino della reflex o ci sta troppo, o troppo poco, o vorrei spostare qualche elemento per comporre meglio il quadro, per farlo insomma come l’ho in testa, come lo immagino. Credo questo sia un limite del neofita, appassionato si ma ancora molto neofita. Penso, che per chi scatta, per il fotografo esperto per non dire professionista, sia diverso. Forse é proprio una questione di allenamento mentale, che a me di sicuro manca, e magari lui o lei, invece che cercare di spostare o inserire qualcosa nella scena, la vedono così com’é senza bisogno di fare altro.

Spesso l’immagine che vedo mi annoia ancor prima di scattarla: solite cose, un continuo dejá vu. Così non scatto o meglio non scattavo. Di recente, per evitare questo giro vizioso mi impongo di scattare senza tener conto di quello che penso al riguardo. Scatto, e poi riguardo dopo qualche tempo al computer. Così da superare questa restrizione mentale che magari ha ragione, ma potrebbe anche essere che invece no.